Si comunica all’Utenza che, causa lavori nel Comune di Casorate Primo, dal giorno lunedì 11 maggio 2026 al giorno giovedì 14 maggio 2026 le corse della linea z555 saranno modificate come indicato:
Linea z555 Abbiategrasso – Casorate: le corse termineranno alla fermata “Casorate – Via Capo di Vico”, la fermata “Casorate – Ospedale” SARA’ SOPPRESSA
Linea z555 Casorate – Abbiategrasso: le corse partiranno dalla fermata “Casorate – Via Capo di Vico”, le fermate “Casorate – Ospedale” e “Casorate – P.za Contardi” SARANNO SOPPRESSE.
Si comunica all’Utenza che, causa lavori nel Comune di Casorate Primo, dal giorno martedì 5 maggio 2026 al giorno sabato 9 maggio 2026 non sarà possibile servire la fermata “Casorate – Via Capo di Vico” della linea z555.
Si comunica all’Utenza che, a partire da lunedì 4 maggio e fino a domenica 31 maggio, le fermate “via Carducci 1” e “via Carducci 2” della Linea 2 – Zingone di Trezzano sul Naviglio saranno sospese causa lavori.
Si comunica all’Utenza che, causa lavori nel Comune di Casorate Primo, dal giorno mercoledì 22 aprile 2026 al giorno venerdì 24 aprile 2026 le corse della linea z555 saranno modificate come indicato:
Linea z555 Abbiategrasso – Casorate: le corse termineranno alla fermata “Casorate – Via Capo di Vico”, la fermata “Casorate – Ospedale” SARA’ SOPPRESSA
Linea z555 Casorate – Abbiategrasso: le corse partiranno dalla fermata “Casorate – Via Capo di Vico”, le fermate “Casorate – Ospedale” e “Casorate – P.za Contardi” SARANNO SOPPRESSE.
Si informa la gentile utenza che, a partire da lunedì 19 gennaio 2026, il capolinea della linea Z556 nel Comune di Motta Visconti sarà definitivamente collocato in via del Cavo.
A seguito di tale modifica, la fermata di via Soriani non sarà più servita.
Si invita pertanto l’utenza a fare riferimento al nuovo capolinea.
Si comunica che, dal 1 Gennaio 2026, i titoli di viaggio su supporto magnetico non saranno più validi sulla rete ATM. Sulle autolinee di STAV, continueranno ad essere validi fino ad esaurimento delle scorte. Contestualmente durante il mese di Gennaio 2026, presso le rivendite, sarà possibile acquistare gli abbonamenti SBE che verranno caricati sulle tessere personali emesse da ATM o TRENORD e potranno essere convalidati sulle apposite apparecchiature a bordo mezzo. Per quanto riguarda i titoli di corsa semplice, questi non saranno disponibili da subito per problematiche tecniche connesse alla nuova tecnologia.
Si suggerisce pertanto all’utenza di scaricare le app di Trenord o ATM sul proprio smartphone e di utilizzare le stesse per l’acquisto dei suddetti titoli di viaggio. Sarà ancora possibile acquistare i titoli cartacei a bordo autobus direttamente dai conducenti con la maggiorazione di un supplemento variabile in base alla zona di validità.
Si informa la gentile utenza che, in conformità con quanto previsto dal sistema tariffario regionale integrato della Regione Lombardia, è possibile accedere ad agevolazioni dedicate ai minori di 14 anni attraverso l’utilizzo della Tessera “Io Viaggio” e dell’iniziativa “Io Viaggio in Famiglia”.
📌 Tessera “Io Viaggio”
La Tessera “Io Viaggio” è una tessera identificativa nominativa, gratuita, necessaria per usufruire di diverse agevolazioni di viaggio. È rilasciata dalla Regione Lombardia ed è obbligatoria per tutti i minori di 14 anni che intendano accedere alla promozione “Io Viaggio in Famiglia”.
Può essere richiesta online o presso le biglietterie Trenord abilitate
Deve essere sempre esibita a bordo, in caso di controllo.
👨👩👧 “Io Viaggio in Famiglia” – Viaggio gratuito per minori accompagnati
L’agevolazione “Io Viaggio in Famiglia” consente ai ragazzi fino ai 14 anni non compiuti di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici del territorio regionale se accompagnati da un familiare maggiorenne (genitore, nonno/a, fratello/sorella, zio/a) in possesso di regolare titolo di viaggio.
Per usufruire della gratuità, è necessario:
Compilare e portare con sé l’apposito modulo “Io Viaggio in Famiglia”, scaricabile dal sito Trenord;
Essere in possesso della Tessera “Io Viaggio” per ogni minore accompagnato;
Esibire entrambi i documenti su richiesta del personale di controllo.
🔄 Il modulo ha validità annuale e deve essere rinnovato ogni anno.
📎 Per ulteriori informazioni, modulistica e richiesta tessera:
Il ruolo del linguaggio nell’emancipazione e nella creazione di una società equa
Il linguaggio è uno strumento potente : con le parole possiamo illuminare, abbattere muri e creare connessioni, oppure, al contrario, possiamo rinforzare pregiudizi e disuguaglianze.
Ogni frase, ogni parola scelta è un pezzo del mondo che costruiamo insieme . Non ci limitiamo a parlare di linguaggio inclusivo – un termine che suggerisce ancora uno squilibrio tra chi include e chi viene incluso.
Puntiamo a un linguaggio ampio , capace di accogliere la molteplicità delle esperienze umane, senza ridurle a etichette o stereotipi.
Immagina il linguaggio come un tessuto: ogni parola è un filo che, intrecciandosi agli altri, può creare trame ricche e accoglienti , oppure gabbie rigide. Scegliere le parole con attenzione è un atto rivoluzionario, una forma di responsabilità sociale che crea relazioni più autentiche e paritarie. È un invito a ripensare i nostri schemi, a fare spazio, a celebrare le differenze senza sottolinearle inutilmente.
Mettiamoci in dubbio. Chiediamoci sempre: possiamo rendere più ampio, accogliente e rispettoso il nostro messaggio? Questo è il punto di partenza e il più complesso, perché richiede di cambiare abitudini consolidate.
Diamo visibilità al femminile. L’italiano non ha il neutro ma declina al maschile e al femminile, cosa che a differenza di altre lingue comporta alcune difficoltà per mantenere un linguaggio equilibrato rispetto al genere . Ci sono tanti modi per evitare il maschile sovraesteso, una convezione linguistica che riflette altri tempi e sensibilità. Possiamo declinare al maschile e al femminile ( Care e cari), usare perifrasi ( vd. sotto) oppure usare altri segni grafici convenzionali, come * e schwa ( ə). Cerchiamo comunque di ridurre l’utilizzo di questi due nella comunicazione sui canali esterni perché poco leggibili, in quanto simboli, alle persone con disabilità. Inoltre, è importante utilizzare i femminili professionali , che sono corretti e riconosciuti dalla lingua italiana, per dare visibilità alla presenza delle donne in ambiti storicamente dominati dagli uomini. Tuttavia, rispettiamo sempre le scelte individuali : ogni persona deve poter decidere come definirsi.
Adottiamo un linguaggio neutro rispetto al genere. Quando possibile, usiamo formule impersonali, perifrasi o terminiambigenere ( per esempio “persona”). Se questo appesantisce troppo il testo, scegliamo l’alternativa più naturale. L’obiettivo è rivolgersi a tutte le persone, qualunque sia il loro riconoscersi nello spettro del genere .
Evitiamo stereotipi e pregiudizi. Alcune frasi comunemente accettate veicolano giudizi negativi su gruppi sociali, contribuendo a perpetuare stigma e stereotipi. Cerchiamo alternative rispettose e soprattutto non viziate da bias inconsapevoli.
Non enfatizziamo differenze non rilevanti. Se etnia, nazionalità o altre caratteristiche non sono pertinenti, non menzioniamole . Una buona norma che i nostri media ancora non hanno del tutto imparato.
Chiediamo e approfondiamo. Se abbiamo dubbi su come una persona si definisce, cerchiamo di capirlo o chiediamolo direttamente, in maniera educata. Mettersi in ascolto è essenziale.
Linguaggio ampio anche in ambito visivo. La comunicazione non verbale, come immagini, grafiche e video, deve rappresentare le differenze in maniera ampia, evitando stereotipi e bias impliciti.
Troviamo il giusto equilibrio. Un linguaggio ampio e rispettoso non deve diventare una prigione. Manteniamo la nostra sensibilità senza perdere leggerezza e spontaneità. Soprattutto, diamo il tempo a chi ancora non lo usa, o non è avvezzo, di imparare a conoscerlo e frequentarlo, usando la cura e l’ ascolto – e non l’intransigenza – per diffondere questo stile comunicativo al di fuori dei nostri confini.
La responsabilità è collettiva. La trasformazione del linguaggio è un processo dinamico che coinvolge tutte le persone. Ognuno ha un ruolo nel renderlo più equo e rappresentativo della realtà.
Lo sdoppiamento di genere
Lo sdoppiamento di genere ( es. gli uomini e le donne, gli studenti e le studentesse) può essere uno strumento efficace per garantire inclusività, ma la sua applicazione dipende dal contesto comunicativo.
Linee guida sull’ uso dello sdoppiamento:
Testi normativi o ufficiali:
Preferire lo sdoppiamento nei bandi di concorso, regolamenti o documenti che richiedono una chiara ottemperanza alle norme sulla parità di genere.
Esempio: L’annuncio di lavoro è rivolto a candidati e candidate.
Testi informativi o modulistica:
Limitare lo sdoppiamento per evitare una perdita di leggibilità.
Esempio: I/le dipendenti possono accedere al portale aziendale.
Comunicazioni informali:
Valutare l’utilizzo dello sdoppiamento o di alternative inclusive più sintetiche ( es. le persone candidate invece di i candidati e le candidate).
Strategie per rendere neutro rispetto al genere il linguaggio
Riformulazione con nomi collettivi o funzioni:
Gli advisor → il team di consulenza.
Uso di perifrasi:
Un progetto per i consulenti → Un progetto per chi lavora nella consulenza.
Benvenuto nella nostra newsletter → Ti diamo il benvenuto
Forme impersonali:
I dipendenti devono compilare il modulo → Il modulo va compilato.
Simmetria nell’ uso dei ruoli, nomi e cognomi:
Se un uomo è chiamato direttore Mario Rossi, una donna sarà chiamata direttrice Anna Bianchi, mai ( assolutamente mai) Signorina/Signora Anna.
Se si usa il cognome ( Rossi) per l’uomo, lo stesso approccio sarà adottato per la donna ( Bianchi).
Se il nome di battesimo è utilizzato in un contesto informale per un uomo, sarà così anche per una donna ( Mario e Anna).
Alcune espressioni di uso comune possono perpetuare stereotipi e stigmatizzare gruppi sociali. Sostituire queste frasi con alternative rispettose e neutrali aiuta a promuovere una comunicazione più equa e consapevole.
Evitare le espressioni oggettivizzanti che inseriscono l’articolo “LA” davanti ai cognomi di donna (“La Meloni”, “La Von der Leyen”). Solo a Milano è uso dialettale farlo ( e infatti si fa anche con il maschile).
Disabilitàe accessibilità
Evitare termini riduttivi, negativi o che contengono un giudizio implicito: invece di “soffre di una disabilità”, dire “persona con disabilità”, evitare “diversamente abile” o espressioni come “costretto/a in carrozzina”.
Non definire mai le persone solo in base a questa specifica caratteristica: il linguaggio “ person first” invece di “il disabile”, usa “la persona con disabilità”.
Ci sono alcune persone che rientrano nell’ambito dell’attivismo che preferiscono al contrario usare un linguaggio “ disability first” come rivendicazione identitaria e politica. Come si fa a saperlo? Anche qui, ci si mette in ascolto.
Evitare espressioni abiliste : “sei cieco?” per indicare distrazione, oppure “sei sordo?” per mancanza di attenzione.
Origine e appartenenza culturale
Evitare di sottolineare l’ etnia se non rilevante: invece di “ingegnere cinese”, dire semplicemente “ingegnere”, a meno che il contesto non lo richieda.
Usare i termini corretti per le identità culturali: dire “persona rom” invece dell’espressione stigmatizzante, non “persona di colore” ma “persona nera”.
Non usare il termine “straniero” in modo escludente : preferire “persona di origine [nazionalità]” o “cittadino di [Paese]”.
Le generalizzazioni supportano gli stereotipi. “I neri hanno il ritmo nel sangue” è un esempio abbastanza innocuo, ma sappiamo che spesso le generalizzazioni veicolano pregiudizi negativi.
Orientamento Sessuale e Identità di genere
Rispettare i pronomi scelti dalla persona: se incerto, chiedere in modo educato. Nei form da compilare offrire la possibilità di non indentificare il proprio genere.
Non usare il termine “omosessuale” in maniera generica, se non si è certi dell’orientamento di genere e sessuale preferire “persona LGBTQ+”.
Evitare stereotipi o riduzioni : invece di “coppia gay”, dire semplicemente “coppia” se il contesto non richiede la specificazione.
Si dice persona trans, oppure donna trans oppure uomo trans. Nominare il deadname ( cioè il nome della persona prima della transizione) è pratica da evitare sempre e comunque. Anche qui il mondo del giornalismo deve imparare ancora molto.